Conferenza Stampa per l’Iniziativa per il Futuro

Un’Alleanza di Iniziativa, in rappresentanza di partiti, sindacati, movimenti e associazioni della società civile, ha illustrato oggi, nel corso della conferenza stampa ufficiale, le ragioni a sostegno dell’Iniziativa federale per il Futuro. Presenti esponenti di Gioventù socialista, Giovani Verdi, PS, Verdi, MPS, VPOD e Sciopero per il Clima, con il professor Sergio Rossi, docente all’Università di Friburgo.

“Oggi viviamo il paradosso per cui la ricchezza non nasce dal proprio lavoro, bensì dalla speculazione finanziaria e dalle grandi eredità. Perpetuare i privilegi dinastici è quindi un vero e proprio attacco al futuro delle giovani generazioni”, afferma Yannick Demaria, iniziativista, membro di comitato della Gioventù Socialista, per cui la giustizia sociale è la condizione stessa della giustizia climatica. I super-ricchi, con i loro miliardi, stanno erodendo le fondamenta del clima e della democrazia. L’introduzione di una tassa sulle grandi eredità permetterebbe di finanziare politiche climatiche socialmente giuste e contrastare l’accrescersi delle disuguaglianze economiche. “È perciò fondamentale – aggiunge Demaria – lottare contro uno dei meccanismi che maggiormente perpetuano le disuguaglianze e la concentrazione della ricchezza: le eredità ingenti, che ovviamente non sono il frutto del lavoro di chi le riceve.

Attualmente la Svizzera fa troppo poco per il clima e per proteggere la popolazione e il territorio dalle conseguenze di questa crisi. “Per evitare i peggiori scenari dobbiamo raggiungere la neutralità climatica — il netto zero — entro il 2050, e dimezzare le emissioni entro il 2030. Non è un’opinione, è un dato scientifico. Eppure, nonostante lo sappiamo da anni… le emissioni globali continuano ad aumentare”, osserva Gianna Bonina, del comitato delle Giovani Verdi Ticino.

Per Giuseppe Sergi, coordinatore MPS, Solo una democratizzazione radicale della vita economica e politica – con il controllo collettivo delle risorse e la fine della proprietà privata dei beni comuni – può offrire una via d’uscita. L’obiettivo di una prospettiva eco-socialista è chiaro: soddisfare i bisogni reali delle persone nel rispetto dei limiti ecologici, abolire le disuguaglianze sociali e di genere, e sostituire la logica del profitto con quella della solidarietà e della cura. Solo allora, la frattura tra umanità e natura potrà cominciare a ricomporsi”.

È indispensabile un cambiamento profondo nelle politiche climatiche, accompagnato da una trasformazione strutturale del sistema economico verso la sostenibilità. Solo così sarà possibile affrontare le cause reali della crisi ecologica e costruire un modello di sviluppo equo, che tenga conto dei limiti del pianeta e dei bisogni collettivi. A questo proposito, Sergio Rossi, professore ordinario di macroeconomia ed economia monetaria all‘Università di Friburgo, afferma: “Attualmente l’uso pro-capite delle materie prime in Svizzera è quasi il doppio di quello nell’Unione europea e lo stile di vita nel nostro paese necessiterebbe di 2,5 pianeti Terra per essere sostenibile sul piano ecologico. Bisogna perciò adottare una visione sistemica per il bene comune, considerando l’impatto delle attività economiche sul capitale naturale per ridurne i danni ambientali, evitando che i benefici dello sviluppo economico continuino ad avvantaggiare alcune persone a discapito dell’insieme della collettività”.

Giulia Petralli, sindacalista VPOD, sottolinea l‘importanza di questa trasformazione per le salariate e i salariati: “La crisi climatica impone una transizione che deve essere giusta. Senza la partecipazione delle lavoratrici e dei lavoratori, ogni trasformazione rischia di lasciare indietro chi ha già meno. Il futuro ecologico è anche un futuro sindacale”.

A ricordare che la crisi climatica non può essere affrontata solo con gesti simbolici o responsabilità individuali, ma richiede un cambiamento politico profondo, intervengono Chiara Peduzzi e Nicola Terzaghi, membri del coordinamento di Sciopero per il Clima: “Oggi, poche grandi aziende e ricchissime élite decidono le politiche che determinano il nostro futuro, mentre il popolo ne paga le conseguenze. Le azioni individuali e la presa di coscienza non bastano: servono decisioni politiche coraggiose, strutturali e collettive. Il tempo dei compromessi è finito. Il clima non negozia”.

La crescente disparità di ricchezza alimenta le crisi più gravi del nostro tempo. In un sondaggio condotto da SRF e gfs.bern, il 74% considera l‘influenza dei miliardari sulla politica e sulla società come il pericolo più grave. Laura Riget, copresidente del PS Ticino, aggiunge: “I miliardari finanziano partiti, campagne, media. Possono influenzare il dibattito pubblico, spesso a proprio vantaggio, e lo fanno. Così, chi ha di più finisce per decidere anche per tutte le altre persone. È una minaccia diretta al principio democratico secondo cui ogni voce deve contare allo stesso modo: un attacco al fondamento democratico della Svizzera”.

Niccolò Mazzi-Damotti, della Gioventù Socialista, ricorda infine che questa è l’unica iniziativa che permette di affermare il principio “chi inquina paga”, sancito dalla Costituzione, chiamando alla cassa i veri responsabili. “L’iniziativa climatica “Per il Futuro” chiede infatti l’introduzione di un’imposta di successione del 50% delle persone fisiche – non quelle giuridiche – sugli importi superiori a una franchigia sui primi 50 milioni, che ne rimarrebbero esenti. Su un’eredità di 60 milioni la tassa ammonterebbe quindi a 5 milioni. Obiettivo: generare le risorse finanziarie per la transizione ecologica, stimati in circa 6 miliardi annui, da destinare per 2/3 alla Confederazione e 1/3 ai Cantoni”.

L‘Iniziativa per il Futuro risponde alle crisi più gravi del nostro tempo: le catastrofi meteorologiche sempre più frequenti e sempre più devastanti ne sono la prova. Ci procurerà miliardi per il clima, per la protezione del territorio, per la salute e la vita stessa della popolazione, in maniera socialmente equa, permettendo investimenti per la riconversione ecologica e liberando risorse per lo stato sociale. Combatterà la disparità di ricchezza, proteggerà così la nostra democrazia e, infine, farà sì che i costi della crisi climatica non ricadano sulla stragrande maggioranza della popolazione, ma vengano pagati dai super-ricchi responsabili.

Per il Ticino, dove i salari sono bassi, il potere d’acquisto si contrae e i premi assicurativi per la salute sono insopportabili, si presenta l’occasione per lanciare con il voto un segnale forte alla politica svizzera e al governo federale. Per questo motivo, l‘alleanza chiama a un Sì forte e deciso all‘Iniziativa “Per il Futuro” del 30 novembre.

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